I medici non si curerebbero mai con questi farmaci, eppure li consigliano ai loro pazienti come se nulla fosse. Questa curiosa ricerca parte dal sincero dialogo con alcuni riconosciuti professionisti delle varie discipline della medicina che confessano apertamente che alcune sostanze chimiche, loro, non le assumerebbero per nulla al mondo o solo in caso di gravissima necessità. Ma andiamo con ordine:
Depressione La Dott.ssa Joanna Moncrieff è senior lecturer in psichiatria presso il London University College dice testualmente: ''Non li assumerei in nessuna circostanza, nemmeno se fossi a rischio di suicidio. Tutti gli studi mostrano che – nel migliore dei casi – gli antidepressivi ti fanno sentire un po’ meglio di quanto non farebbe un placebo, il che non significa che curino la depressione. Dopo anni di scannerizzazione del cervello, non abbiamo una sola prova che la depressione sia collegata ad un qualche squilibrio chimico cerebrale, dunque è discutibile l’idea in sé di trattarla con sostanze chimiche.''
Problemi cardiaci Il Professor Kevin Channer, cardiologo presso il Claremont Hospital di Sheffield non assumerebbe mai statine perchè:''...io non le assumerei nemmeno una sola volta senza avere prima una prova convincente che il rischio vale il gioco: ogni volta che si prende un farmaco, bisogna ben soppesare rischi e benefici. Le statine riducono le probabilità di attacco cardiaco od infarto nella misura del 30%, dunque sì, c’è un vantaggio. Ma in termini reali è minimo: statisticamente, quale uomo di 60 anni non fumatore ed in buona salute, il mio rischio di attacco cardiaco od infarto è dell’1% su base annua. Assumendo statine scenderebbe allo 0,70%, che è ugualmente basso ma, avendo passato la vita a prescrivere statine, ne conosco molto bene gli effetti collaterali negativi: dolori muscolari, debilitazione generale, mal di stomaco. Alcuni sostengono che andrebbero prescritte quando il rischio è all’1,5%, ma io non la prenderei in considerazione se non correndo un rischio del 3%. Tutti quelli che hanno avuto un attacco cardiaco od un infarto hanno un rischio del 3% e quindi il rischio dei dolori vale il prezzo dei benefici. Dall’altra parte però, assumerei – e li assumo – farmaci che abbissano la pressione...''
Test PSA per la prostata Richard Ablin, professore di patologia presso l’University of Arizona College of Medicine dice: ''...Quando nel 1970 ho scoperto il PSA, cioè l’antigene specifico per la prostata, ci rendemmo subito conto che sarebbe stato di grande aiuto per i pazienti con tumore alla prostata. La proteina è specifica per la ghiandola prostatica, non si trova infatti in quantità significative in nessun altro organo. Però, se si rimuove la prostata ad un uomo con tumore, grazie alla nostra scoperta si può testare la PSA e verificare se, dopo l’intervento, sono rimaste altre cellule tumorali non individuate prima. Poi hanno iniziato ad usare il test PSA per la diagnosi del tumore alla prostata. Un grosso errore: il PSA non è tumore-specifico, è semplicemente una proteina prodotta dalla prostata e suoi alti livelli possono indicare ''solo'' un’infezione alla prostata od un suo allargamento, che a volte è benigno. I livelli ''normali'' poi variano grandemente da persona a persona e non esiste un valore soglia che significhi che ''hai un tumore''. Il test nemmeno distingue fra un tumore prostatico a crescita lentissima ed uno aggressivo a crescita violenta. Ad ogni modo è stato adottato come modo per diagnosticare il cancro alla prostata e così milioni di maschi sono stati curati eccessivamente e spesso con effetti collaterali tanto debilitanti quanto non necessari...'' -
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